Perchè il gruppo per curare gli adolescenti? pensieri e considerazioni teorico-tecniche su “Psicoterapia psicoanalitica di gruppo per adolescenti” di John Evans

Uno dei punti focali, secondo l’Autore, è l’attenzione e la cura necessaria per gli aspetti relativi alla fondazione del gruppo, come il numero dei partecipanti (grande, frammentante VS esiguo, morente) tenendo conto della naturale incostanza nella partecipazione e delle eventuali fantasie ed angosce che si producono per l’assenza dei membri. L’obiettivo è quello di costruire un setting e delle condizioni di sicurezza e contenimento affinchè i membri del gruppo possano esplorare, sentendosi protetti, i propri ed altrui funzionamenti mentali.
La terapia di gruppo rivolta agli adolescenti ha molti fattori comuni con quella degli adulti, mentre in diversi punti se ne discosta, richiedendo delle apposite modificazioni che ne assicurino l’efficacia poiché strettamente connesse alle necessità del tutto specifiche di questa delicata fase di vita tra l’infanzia e l’adolescenza.
Evans sostiene che gli adolescenti possano essere collocati lungo un continuum che va dalla nevrosi al disturbo di personalità. La prima è caratterizzata da una generale insoddisfazione legata ad i propri funzionamenti, mentre la seconda ad una collocazione sistematica del locus of control all’esterno. La maggior parte degli adolescenti si colloca a metà tra le due categorie, oscillando da comportamenti borderline a posizioni depressive. In ogni caso ne vanno sempre evidenziati i funzionamenti relativi alle principali aree di:
1. relazioni oggettuali
2. pulsioni
3. angoscia
4. meccanismi di difesa
5. funzioni dell’Io.

Obiettivi per il singolo membro:

Acquisizione dei compiti maturativi legati all’età: conquista di un’identità adulta, intesa come coscienza di una propria unicità e separatezza rispetto agli altri, esperienza di continuità con il proprio passato. Nella fase adolescenziale l’appartenenza ad un gruppo è elemento centrale nella definizione identitaria. Erikson descrive la diffusione di identità come fisiologico ampliamento del proprio registro identitario prima che si focalizzi imperneandosi sulle proprie principali specificità e lo contrappone alla confusione d’identità, come progressivo impoverimento di rifornimenti identitari. Indipendenza dalle figure genitoriali in maniera conforme all’età VS acting out. Gestione dell’impulso sessuale e delle quote aggressivo-assertive.

Miglioramento delle relazioni oggettuali: elaborazione delle angosce di separazione e sofisticazione delle possibilità relazionali che si aprono sempre più agevolmente verso la relazione triangolare, la cui matrice è connotata dalle individuali modalità di gestione delle questioni edipiche (sentimenti di invidia, risentimento, insicurezza e rifiuto). Nel gruppo ogni membro può ricevere solo parte dell’attenzione del terapeuta ed il fatto di ricevere un’attenzione non totale, dunque la modalità in cui tale fattore verrà gestito, dipende dalla personale risoluzione edipica. In quest’epoca è attivo il conflitto tra desiderio infantile di attenzioni esclusive e desiderio di riservatezza. Un livello di relazione triangolare maturo consente di dare e ricevere aiuto.

Rafforzamento dei meccanismi di difesa e conseguente riduzione dell’angoscia:un aspetto centrale diviene l’aumento della capacità di osservare le proprie ed altrui quote di angoscia e i relativi meccansmi di difesa attivati per fronteggiarla. L’accrescimento di tale capacità conduce l’adolescente alla possibilità di scegliere se quella determinata angoscia, ora visibile, merita attivazioni difensive di quel calibro. Fornisce possibilità di scelta ed ampliamento del registro difensivo a modalità sempre più mature (eliminazione dei punti di fissazione libidica come evoluzione della propria dinamica mentale e comportamentale da livelli che erano maggiormente consoni ad una fase di sviluppo precedente ed antica ad una più consona all’attualità delle necessità e delle risorse potenzialità possedute) e meno dannose per la strutturazione della mente.

Accrescimento della capacità di tollerare le angosce e le frustrazioni

Miglioramento dell’esame di realtà

Obiettivi per il gruppo

Sviluppare una buona coesione: condizione che permette di sentirsi contenuti, al sicuro nelle reciproche identificazioni per potere avvalersi della ricchezza legata alla diversità

Ridurre quantità ed aggressività dei meccanismi di difesa: il riferimento teorico è legato agli ADB di Bion. Ciò significa guidare il gruppo verso una gestione dell’angoscia che richieda sempre minori difese primitive che potrebbero paralizzare la vitalità del gruppo.

Interiorizzazione dei limiti vs permissività: l’adolescenza richiama da vicino una costituzionale difficoltà a trattenere la sofferenza, dunque la diffusa tendenza a scaricare ed evacuare le tensioni. Un approccio psicoanalitico classico, definito come permissivo e silente, alimenterebbe la possibilità di ricorso a difese evacuative mentre la strutturazione di una leadership attiva fondata sulla costituzione di limiti ben precisi aiuta l’adolescente e lo sostiene nella ricerca tollerante di livelli elaborativi più maturi del dolore. Alcuni ritengono che l’esercizio dell’autorità interferisca negativamente sulla creatività e l’insight: ciò è legato al preconcetto che vede la figura autoritaria non incline a comportamenti facilitanti o solleciti.

Fattori terapeutici
Diversi autori, Corsini e Yalom, per esempio, hanno cercato di individuare i principali fattori terapeutici dei gruppi. Tra quelli individuati, tre sembrano essere soggettivamente ritenuti più importanti dai membri stessi (adulti ed adolescenti) : Universalità (consapevolezza di non essere gli unici al mondo, mitigazione del senso di isolamento ed alienazione, sapere di potere condividere le medesime problematiche ed i medesimi dolori), Catarsi (possibilità di esprimere i propri sentimenti con relativo senso di sollievo dal dolore), Insight (raggiungere un livello di comprensione superiore sia a livello emotivo che intellettivo-razionale). Catarsi =l’individuo sopraffatto da un’esperienza emotiva è orientato a salvaguardare la propria sopravvivenza mettendo al bando dalla coscienza il fattore emotivo, senza altra scelta. La catarsi offerta dal gruppo è un’alternativa alla frammentazione-disintegrazione; è condivisione, sollievo nella e attraverso la relazione (a partenza da se stessi o attraverso la narrazione degli altri* *condizione terapeutica di essere spettatori, ossia di non essere più soggettivi ed identificati con i problemi in oggetto. Ma come per mezzo di un “contrasto” tale esperienza riqualifica la propria). Insight= il terapeuta spinge a riconoscere il carattere difensivo di un comportamento + chiarificazione dei motivi –in un unico commento. La ricerca di insight è guidata dal desiderio di avere maggiore controllo e di essere meno preda di forze inconsce. Non è di per sé una soluzione ma uno strumento. Catarsi & Insight: non ha senso una libera espressione di sentimenti senza comprensione, ne una comprensione senza accesso a sentimenti repressi riduzione delle risposte inappropriate ad eventi stressanti, quindi possibilità di vedere i comportamenti autolimitanti e decidere se l’angoscia contro la quale si difendono meriti simili reazioni automatiche. Ciò consente di organizzare pensieri contraddittori e trasformazione dell’emozione in narrazione. Il terapeuta la favorisce chiarificando , interpretando o semplificando i contenuti per gli altri membri; funge da ponte tra ciò che viene espresso e ciò che viene recepito. Richiama il concetto di Esperienza Emozionale Correttiva: “solo la reale esperienza di una nuova soluzione nella situazione transferale o nella vita quotidiana dà al paziente la convinzione che una nuova soluzione è possibile”. Può essere anche solo il sentirsi accuditi dal gruppo e dal terapeuta, il sentirsi riconosciuti come mai prima, con tutti i propri difetti.
Uno degli strumenti privilegiati per favorire tali fattori è l’interpretazione di cui Evans ridimensiona però la portata; non è l’unico e comunque deve essere legato, nell’adolescenza, all’attualità dei sentimenti presenti ed attivati nel transfert, deve cioè riguardare l’hic et nunc di ciò che sta accadendo in seduta ed eventuali deduzioni su questo si ripeta anche nella vita al di fuori del gruppo (i. dinamica), più che una ricostruzione genetica di legame con aspetti infantili da cui gli adolescenti sono attivamente impegnati ad allontanarsi. Questo strumento viene condiviso con gli altri membri del gruppo. Un’interpretazione corretta spiega il materiale attraverso una formulazione adeguata al ricevente nel momento esatto in cui può avere un senso per lui. Sono mutative quando aumentano la consapevolezza e facilitano l’integrazione e per fare questo pretendono che il terapeuta spieghi come è giunto a tali spiegazioni, quali percorsi ha compiuto, in maniera da favorire l’interiorizzazione del metodo interpretativo. Il T non deve sempre mettersi al centro delle preoccupazioni del paziente come nella duale, esistono anche gli altri membri. Si alle i.individuali:ogni membro vuole sentirsi riconosciuto e pensato e difficilmente riescono ad apprezzare commenti sulle dinamiche di un gruppo che avvertono, cosi, come spersonalizzanti, risucchianti in una matrice di gruppo fusiva (nominare tutti i membri, non usare “il gruppo”). Dosare le interpretazioni in base alle risposte per modulare la stimolazione delle angosce, fare attenzione ai loro aspetti persecutori, in maniera che non debba sentirsi costretto a pensare a salvaguardare la propria sopravvivenza ma possa riflettere in tutta sicurezza. A volte l’interpretazione viene concepita dai terapeuti come lesiva e peggiorativa in alcuni momenti avvertiti come critici, mentre in realtà il potere nominare una tensione emotiva innominabile, il potere significare la propria angoscia, fornisce un fondamentale sollievo ed è un’esperienza emozionale correttiva (angoscia per il nuovo insight controbilanciata dal sollievo prodotto dall’accresciuta comprensione).
Non solo l’interpretazione, come non solo catarsi ed insight sono strumenti o fattori terapeutici centrali. La buona riuscita del gruppo dipende da molti fattori interagenti di cui è impossibile stabilire le priorità.
Il terapeuta assume una leadership attiva (una persona competente è una persona attiva): costruisce e mantiene un setting sicuro e contenitivo, dirige il traffico di emozioni e di pensieri,mantiene il focus sulle emergenze più significative, alimenta la coesione e la capacità di dare/ricevere aiuto con l’obiettivo di ampliare i registri di modulazione della sofferenza, rendendola sempre più tollerabile e dunque sempre meno spaventosa (fuga). In poche parole si pone come obiettivo quello di rendere il gruppo “in grado di superare lo stress” considerando sempre contemporaneamente sia l’angoscia attivata che i meccansimi di difesa relativi, evidenziando il problema ma sempre spingendo contestualmente alla ricerca della soluzione (suggerendone costantemente l’esistenza). Il T. contribuisce a rendere il gruppo in grado di superare lo stress attraverso azioni esterne, per esempio, nella cura del setting, mantenendo il numero dei membri costanti( chiamandone nuovi, convincendo i disertori a tornare…ecc.), collaborando con i genitori (concependoli come sostegno attivo), o interni al gruppo, supportando espressamente i membri (sorridendo o ringraziandoli per l’intervento, proponendosi di farsi portavoce di ciò che non sono in grado di raccontare). Dirige il traffico delle emozioni circolanti per il gruppo, orientandolo sempre al compito (scelta o ridirezionamento sugli argomenti trattati in precedenza ed abbandonati, svolgendo un ruolo di memoria storica per il gruppo) e modulando attentamente le quantità di angoscia verso un livello ottimale, presta attenzione ad un coinvolgimento equilibrato dei membri e, analizzando le principali angosce e relative difese in termini di ADB, fornisce insight. Le persone abbandonano i meccanismi di difesa solo successivamente all’elaborazione delle angosce sottostanti.
Il T. si svela permettendo le identificazioni e l’esperienza di una figura adulta che non colluda con le loro esperienze attuali VS collusione con il genitore indifferente e deludente. Empatia oltre che insight.
Un adolescente deve essere accettato ed amato nella sua individualità. Il terapeuta affettivizzato deve mostrare coinvolgimento ed interesse, una preoccupazione consapevole, valorizzandolo come individuo e non come membro amorfo di un gruppo (attenzione a nominare almeno una volta tutti i membri del gruppo). Ma non basta l’amore, ne l’accettazione incondizionata: anche i limiti come frustrazione ottimale, sono in grado di favorire l’insight( producendo angoscia invece che alleviandola) e suggeriscono interessamento e cura (incontro pre-gruppo,cura del setting e rispetto delle regole). L’approccio psicoanalitico improntato al distacco, alla ricerca della presunta obiettività, lede il desiderio di vedere il terapeuta coinvolto emotivamente nelle vicende del gruppo, realmente partecipante e membro, spingendo verso una diffusione dell’angoscia che verrà gestita diversamente a seconda del fatto che sia un gruppo nevrotico o psicotico (inibizione depressiva-abreazione coattiva, ricerca del leader all’interno del gruppo) compromettendo gli obiettivi principali che ci si propone. Il terapeuta esercita attivo interesse, coinvolgimento, ride con il gruppo senza per questo precludersi alcuna esplorazione di transfert, anzi. I modelli teorici rimangono utili strumenti ma ciò che importa di più è instaurare un vero contatto con le necessità del gruppo e dei suoi membri; per esempio la regola di non-contatto tra i membri al di fuori del setting risulta irrealistica ed insensata. Se è vero che il gruppo è strumento di sostegno, il fatto che si crei una rete di relazioni al di fuori, è consono con gli obiettivi sostanziali che ci si pone…anche a prezzo del fatto che il gruppo perda un po’ della propria centralità terapeutica.
Il gruppo di lavoro non è da immaginare esclusivamente come una compita riflessione intellettualizzata sui temi mentali emergenti; bisogna contemplare il gioco come dimensione anche non difensiva, transizionale, in cui il gruppo e il T vengono utilizzati come oggetto transizionale per acquisire quella sicurezza interiore sufficiente al contatto con stati emotivi forti. Le stesse fantasie vanno interpretate come terreno di gioco piuttosto che come precursori dell’azione nella realtà.

Commenti

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